Apologia del rischio

Una riflessione mi viene dalla storia di Alex Zanardi sul senso del vivere. 

Pilota di automobile, a 35 anni (nel 2001) si trova coinvolto in un incidente che gli porta via le gambe. 

Invece di arrendersi ad una vita più tranquilla, si reinventa come paraciclista a livello agonistico, disciplina nella quale vince molto nell’ultima decade. 

Fino alla scorso venerdì (19 giugno), quando viene travolto in un secondo incidente stradale, questa volta sulla sua hand-bike, che lo mette in pericolo di vita.

La riflessione che mi viene riguarda la nostra percezione del rischio come collettività e come individui.

Il senso comune ci suggerisce che se Alex non avesse prima fatto il pilota, sport risaputamente pericoloso, con buone probabilità avrebbe ancora le gambe. 

E ancora, se venerdì non fosse stato su quella strada a gareggiare e sfidare una volta di più i suoi e i nostri limiti con la sua hand-bike, non sarebbe oggi in coma farmacologico.

Se Alex avesse condotto una vita tranquilla e senza rischi, insomma, come i più scelgono di fare, non starebbe oggi lottando tra la vita e la morte. 

Io però sto dalla sua parte. Il rischio vale la pena di essere vissuto. Per vivere la vita in tutta la sua forza qualche rischio va inevitabilmente preso mentre molti di noi per paura (nella forma più estrema per paura di morire) rinunciano a vivere. 

Alex invece non ha mai rinunciato a vivere. Ha scelto di vivere una vita piena, nell’unico modo per lui possibile.

Con il suo modo di essere e di vivere ci ha spinto un pelino più in là di dove saremmo stati stati senza di lui, mettendo in primo piano la sfida e il superamento dei limiti precostituiti e in secondo la paura e il rischio intrinsechi del percorso intrapreso. 

Questo è il fascino di Alex Zanardi e per questo ci troviamo oggi a tifare ancora una volta per lui e gli auguriamo di riprendersi in modo da poterlo continuare a fare. 

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